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Emotrasfusioni: malattie a causa di sangue infetto

In Italia, le persone che si sono ammalate a causa di una trasfusione di sangue infetto sono decine di migliaia, pur non potendo definire una stima precisa. Dal 1980 all'aprile del 2008, le morti accertate risultano oltre 2500 e circa 4000 coloro che sono stati contagiati da emoderivati infetti.

Da un punto di vista legale, la Legge 210/92, poi modificata dalla Legge 238/97, prevede un indennizzo a favore delle persone danneggiate in modo irreversibile a causa di: vaccinazioni, trasfusioni, somministrazioni di emoderivati, infezioni contratte per rischi professionali (in relazione al personale sanitario).

Nel dettaglio, la legge in questione si rivolge a chi ha riportato lesioni o infermità permanenti derivanti da vaccinazioni di vario tipo (obbligatorie per legge, consigliate, assunte per motivi di lavoro o per poter accedere a uno stato estero, antipoliomelitica non obbligatoria). A queste si aggiungono le persone contagiate dai virus dell’AIDS (HIV) o dell’Epatite a seguito di somministrazioni di sangue o dei suoi derivati, il personale sanitario che ha contratto l'infezione da HIV durante il servizio, il coniuge e/o il convivente contagiato dal partner e il figlio infettato durante la gestazione (purché il soggetto portatore del virus rientri nei parametri della Legge 210/92 e successive modifiche). Inoltre, in caso di morte del danneggiato, anche i parenti stretti (coniuge, figli,  genitori, fratelli minorenni e maggiorenni) possono presentare una specifica domanda di indennizzo.

La Legge 210/92 aveva, dunque, definito un indennizzo a favore degli emotrasfusi con sangue infetto e, alla fine degli anni ‘90, la Cassazione stabiliva la cumulabilità dell’indennizzo con il risarcimento dei danni da inoltrare al Ministero della Salute. Tuttavia, per coloro che erano stati contagiati prima degli anni ’80 non esisteva possibilità di risarcimento poiché era stato fissato un limite temporale di responsabilità: il 1978 per l’epatite B, il 1985 per l’HIV e il 1988 per l’epatite C.
Nel 2008, le Sezioni Unite della Cassazione hanno finalmente modificato questi parametri, stabilendo che la responsabilità del Ministero della Salute, nel trattamento del sangue dei donatori, deve essere attribuita fin dagli anni ’70 (quando il virus dell’epatite B era già noto), per non aver vigilato debitamente sul sangue infetto.