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Carceri italiane: affollamento e decessi

L'Ordinamento Penitenziario che regolamenta le condizioni di vita delle carceri italiane afferma, tra gli altri principi, che “il trattamento penitenziario deve essere conforme ad umanità e deve assicurare il rispetto della dignità della persona”.

Tuttavia, l'affollamento degli istituti di detenzione, il numero elevato dei suicidi e delle morti in carcere, le condizioni igieniche e sanitarie insufficienti (talvolta inesistenti), dimostrano lo stato di emergenza della situazione penitenziaria italiana.

Sovraffollamento delle carceri
Per quanto riguarda l'affollamento degli istituti di pena del Paese, in base ai dati riportati dall'Associazione Antigone (vedi, “Sesto Rapporto sulle condizioni di detenzione in Italia”, Ed. Harmattan Italia, 2009), i detenuti erano, nel 2008, oltre 63.000: 20.000 in più rispetto alla capienza regolamentare e tollerabile per la stessa amministrazione penitenziaria. Dal primo gennaio 2009, l'aumento è stato di 5.500 detenuti, con un tasso di crescita leggermente inferiore alle 1.000 persone al mese. Numeri allarmanti che, se non contraddetti da misure concrete, potrebbero raggiungere, nel 2012, il tetto delle 100.000 unità.
La situazione carceraria nelle singole regioni mostra alcuni esempi particolarmente significativi, sempre in relazione ai dati 2008-2009 sulle detenzioni: in Emilia Romagna, il tasso di affollamento è stato del 193%, in Lombardia, Sicilia, Veneto e Friuli si è assestato intorno al 160%.

Morti e suicidi nelle carceri
Le morti avvenute dietro le sbarre sono dovute soprattutto a suicidio, insieme ai casi di malattia e overdose.
Le indagini eseguite dall'Osservatorio permanente sulle morti in carcere riferiscono che dal 2000 al marzo 2009, nelle varie strutture penitenziarie del territorio nazionale, sono morte oltre 1.500 persone: un terzo di queste si sono tolte la vita. Nel 2009, su 175 morti, i suicidi sono stati 72; nel 2008, su 142 decessi totali, 46 sono avvenuti per suicidio. A tali morti si aggiungono, inoltre, i casi di decessi sospetti da accertare.

Convenzione dei Diritti dell’Uomo e Stato italiano
La Corte Europea dei Diritti dell'Uomo, con il verdetto sul caso Sulejmanovic c. Italia (n. 22635/03), conclusosi nel luglio 2009, ha condannato lo Stato italiano per la violazione dell’art. 3 della Convenzione dei Diritti dell’Uomo, che proibisce di sottoporre i detenuti a “trattamenti inumani e degradanti”, e stabilisce il diritto a un risarcimento economico per il danno subito.